In un momento storico in cui il conflitto in Ucraina continua a generare emergenze umanitarie, c’è chi sceglie di agire concretamente. Da Verona, e in particolare da piazza Bra, è partita una nuova missione di solidarietà: otto ambulanze cariche di aiuti, accompagnate da volontari determinati a fare la differenza.
Un convoglio nato dalla rete dei volontari
L’iniziativa, giunta alla sua 69ª spedizione, è stata coordinata dall’imprenditore Antonio Moschetto, da anni impegnato nel supporto umanitario verso l’Ucraina. Accanto a lui, una rete sempre più ampia di associazioni, CISL, alpini e gruppi di volontariato che hanno reso possibile la raccolta di mezzi e materiali.
Non si tratta solo di ambulanze: il convoglio trasporta medicinali, coperte, viveri, dispositivi sanitari e attrezzature di primo soccorso. Ogni mezzo rappresenta una risorsa concreta per ospedali e strutture locali, spesso sotto pressione a causa della guerra.
Un viaggio lungo e delicato
Il percorso verso l’Ucraina supera i 2.000 chilometri e viene mantenuto riservato per motivi di sicurezza. L’esperienza insegna quanto il viaggio possa essere rischioso: in passato, infatti, alcune ambulanze donate sono state distrutte durante il conflitto.
Proprio per questo motivo, oggi viene evitata la geolocalizzazione dei mezzi durante il tragitto. La prudenza è fondamentale per garantire che gli aiuti arrivino a destinazione.
Una missione che va oltre il gesto simbolico
Come sottolineato dai volontari, l’ambulanza non è solo un simbolo: è uno strumento vitale. In Ucraina le strutture sanitarie esistono, ma spesso non riescono a raggiungere tempestivamente i feriti o chi ha bisogno urgente di cure.
Questi mezzi diventano quindi un ponte tra emergenza e assistenza, tra vita e morte.
Le persone dietro l’iniziativa
Tra i protagonisti c’è anche Matteo Peraro, che ha contribuito a costruire la rete di supporto coinvolgendo diverse realtà del territorio. Il progetto “Acts for Ukrainian Survivals” rappresenta uno degli esempi più concreti di collaborazione internazionale dal basso.
I volontari arrivano da diverse città del Nord Italia — Ivrea, Aosta, Novara, Alessandria, Milano — uniti da un obiettivo comune: aiutare chi vive quotidianamente le conseguenze della guerra.
Non eroi, ma persone che scelgono di aiutare
“Non chiamateci eroi, siamo solo volontari”: è questo lo spirito che accompagna la spedizione. Un approccio concreto, lontano dalla retorica, ma carico di responsabilità e consapevolezza.
Negli ultimi quattro anni, Moschetto ha coordinato oltre 60 missioni umanitarie, dimostrando che la continuità è uno degli elementi chiave per avere un impatto reale.
Un messaggio che parte da Verona
La partenza da piazza Bra non è solo logistica, ma simbolica: rappresenta il legame tra comunità locali e crisi internazionali. Un modo per ricordare che anche da una città italiana può partire un aiuto concreto capace di attraversare confini e portare speranza.
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